Scendendo lungo Via Del Ponte, si percorre una selva disabitata, rigogliosa e verde, che cala per circa un chilometro nell’entroterra sammarinese, fino ad arrivare ad un punto della strada interrotto con apposita segnalazione: “Attenzione, gara motociclistica”, da venerdì 08-08-2025 a domenica 10-08-2025, dalle 8:00 alle 18:30. Qui, due ali di gazebo s’infittiscono, uno in fila all’altro, a formare il paddock del CIVS il campionato velocità in salita che nel 2025, è sconfinato nella suggestiva Repubblica di San Marino, tradizionalmente parte della terra dei motori. Per chi non ha mai visto un corsa su strada, l’impatto è quello di una domenica in famiglia, dove le moto sono le protagoniste di un contesto ricco di passione e calore umano. L’odore della benzina si mescola con quello delle patatine che sfrigolano, piloti e amici chiacchierano, mentre gli spettatori risalgono lungo i crinali per prendere posizione nei punti più spettacolari. 1800 metri di asfalto velocissimo, adeguatamente messi in sicurezza, record di iscritti e una buona stella a vegliare sull’evento. Le moto che partecipano coprono oltre cinquant’anni di storia del motociclismo, dove nipoti e nonni condividono letteralmente un pezzo di strada come in nessuna altra occasione potrebbero ripetere.

Il campionato.
Si tratta di una delle più antiche pratiche del motociclismo e risale agli albori delle corse. Un tempo solo su strada, le competizioni si sono evolute sino a necessitare di impianti permanenti, sicuri e in grado di accogliere tante persone, senza interferire con la vita quotidiana dei paesi interessati. Dall’istituzione del campionato, le gare in salita sono rimaste quasi allo stato originale e si sono disputate fino ad oggi, diventando una specialità ben definita. Basti pensare però che negli anni cinquanta, sessanta e settanta del Novecento, a questi eventi prendevano parte piloti che con la loro carriera hanno firmato pagine importanti della storia di questo sport. Giacomo Agostini su tutti, campione della montagna nel 1936 su Moto Morini 175, ma anche Pier Paolo Bianchi, tre volte campione del mondo in 125, vincitore di un campionato italiano della montagna classe 50. Giovanni Burlando, vera icona delle scalate, con un palmarès di ventuno vittorie e Angelo Tenconi, che alla veneranda età di novantuno anni, è una leggenda vivente. Prima ancora, anche Omobono Tenni è stato grande interprete delle salite, parte integrante degli eventi ufficiali che ancora non si erano radunati sotto un unico campionato continentale. Solo nel 1949 prenderà il via quello che per molti sarà il motomondiale. Gli specialisti ci sono anche oggi, i tracciati sono più brevi, ma non per questo più facili da affrontare. Le moto utilizzate sono suddivise in categorie Epoca, Moderne, Crono Climber con annessi sidecar e quad, si rifanno in parte alle Supersport e Superbike dell’IRRC (International Road Racing Championship), che condivide con il CIVS alcuni protagonisti delle road races, mentre la tappa di Spoleto di quest’anno è anche una delle quattro prove del Campionato Europeo velocità in Salita 2025. Quello che può essere visto come uno dei tanti eventi e se stanti, è quindi piuttosto uno dei tasselli fondamentali di un grande movimento che accomuna motociclisti e appassionati di tutta Europa.

L’organizzatore.
Daniele Cesaretti, presidente del Moto Club Spoleto e deus ex machina del CIVS, ci racconta di come questo campionato sia stato ricollocato nel panorama motociclistico italiano, conservandone l’essenza che lo contraddistingue, lavorando sui punti deboli incontrati all’inizio della sua gestione, che al secondo mandato vanta sostanziali miglioramenti, raccoglie un’importante eredità per il pubblico, gli abitanti delle località inserite in calendario, le aziende e gli addetti ai lavori, sempre più interessati alla crescita della disciplina.

“Con il CIVS siamo al secondo mandato sotto delega della FMI e in questi anni abbiamo lavorato per rinnovare alcuni tracciati e in alcuni casi cambiarli, come quello di San Marino, per problemi dovuti a frane. Siamo sempre al lavoro durante il periodo invernale e stiamo lavorando per portare una tappa all’Isola d’Elba nel 2026, dove abbiamo già svolto un sopralluogo nel 2024, per rendere questo campionato ancora più avvincente e importante. Dobbiamo considerare che quando abbiamo preso in mano questa gestione, non esisteva alcun mezzo per pubblicizzare il campionato, non avevamo pagine social, non esisteva un sito web e abbiamo lavorato anche sotto questo aspetto creando i canali attraverso i quali sia gli appassionati e sia gli stessi partecipanti, possono trovare tutte le informazioni round per round, con i programmi, le classifiche e le news. Il nostro hashtag è roadracemadeinitaly, e curiamo competizioni proiettate nel futuro, dove ancora si vive e si respira l’atmosfera racing di una volta, che ultimamente è venuta a mancare sui grandi eventi motociclistici. Qui respiri veramente il profumo dell’olio delle patatine fritte che si mescola con quello dell’olio usato nei motori a due tempi e il pubblico tasta con mano un paddock, che nel novantanove per cento dei casi, è disposto su un piazzale adiacente la partenza o addirittura sistemato sulla stessa strada nel tratto che precede lo start. Entrando sei quindi obbligato a percorrere tutto il paddock per arrivare al via e dopo ogni batteria, gli spettatori possono accedere al percorso e posizionarsi nei punti più belli del tracciato. Abbiamo voluto fortemente l’introduzione dell’airbag, dispositivo che ci è sempre sembrato fondamentale per l’incolumità del pilota e utile anche a livello psicologico, soprattutto per chi vuole iniziare a fare questo tipo di gare, che a differenza di altre discipline di velocità, prevede costi molto accessibili. Un fattore che ci consente di registrare molte wild card, che sono spesso abitanti del posto, che magari percorrono la stessa strada tutti i giorni, anche per andare al lavoro e provano a fare una gara. Incontrando queste esigenze abbiamo riformulato qualche classe, inserendo anche la Crono Climber, dove non vi è una vera e propria classifica, ma si tratta di percorrere il tracciato in tempi costanti, vicini al proprio best time. I professionisti ci sono e competono per chi chiude la prova con il tempo più basso e via di seguito anche chi non lo fa di professione arriva comunque a degli ottimi risultati. Parlando di professionisti, anni fa successe che durante una gara del National Trophy, dissi a Luca Salvadori di venire al CIVS per conoscere l’ambiente e ne rimase stregato. Soprattutto dal contatto con il pubblico e grazie a lui abbiamo avuto una visibilità a livelli molto importanti, che non avevamo, raggiungendo la quota di diecimila ingressi. Con il suo lavoro di youtuber ci ha dato un’esposizione che non avevamo mai avuto prima. Addirittura nella gara di Spoleto abbiamo trasmesso l’evento in contemporanea sui social e sulla piattaforma civ.tv, coronando così il nostro obbiettivo di farci conoscere sempre meglio e arrivare agli appassionati più lontani.”

Luca Salvadori.
Arrivato per gioco nel mondo delle corse in salita, come detto da Cesaretti, Luca Salvadori si è innamorato dell’atmosfera autentica che regna al CIVS. La sua partecipazione ha portato automaticamente la visibilità che il suo profilo mediatico prevedeva, senza dominarla in prima persona, ma anzi promuovendo tutto un mondo e un modo di fare le corse in moto, che molti giovani e meno giovani, non conoscevano. Come pilota conosciuto, il suo nome si è immediatamente accostato al fianco dei grandi esponenti di questo movimento come Stefano Bonetti, Stefano Manici o Maurizio Bottalico, in quanto trait d’union tra queste corse e le classiche gare in impianto permanente. All’apice del successo di questa sua presenza mista, tra National Trophy e CIVS, il drammatico incidente in cui è incappato mentre gareggiava su strada in Germania, ha messo fine alla sua vita, scuotendo l’ambiente e tutto il motor sport. Come accade sempre in queste situazioni, il suo passaggio, seppur breve, ha lasciato un segno indelebile che da quel fatale giorno viene costantemente ricordato e celebrato, liberando di fatto l’angoscia per una grave pe rdita e tramutandola in spirito sportivo e culturale con cui si lavora ogni giorno per realizzare questi eventi, fino a dedicargli proprio il round di San Marino, fatto mai accaduto prima.

Il paddock.
Come in tutte le competizioni, il paddock è il villaggio viaggiante, l’accampamento in cui per tre giorni la settimana si vive, prima di rimettersi in viaggio verso una nuova data del campionato. Più che in altri, questo ambiente è un mondo a sé, antico e reale dove le gare sono la causale a cui intestare la propria presenza, mentre ciò che si sviluppa e ha la meglio su tutto, è l’umana aggregazione. Tende, roulotte, furgoni adibiti a trasporto moto e pezzi di ricambio, carrelli centinati che fungono da officina e monolocale, sono all’ordine del giorno. Non mancano i barbecue e cucine da campo da cui già a metà giornata e fino tarda sera, si sprigionano profumi di carne alla brace, sughi e pasta. Non mancano il vino e la birra, consumati con moderazione, ma fondamentali ai brindisi tra gli amici. Chi non si ferma per una chiacchiera o un piatto di pasta al ragù, non gusta fino in fondo questo clima da grande raduno rock, dove al posto delle chitarre, tuonano motori di qualsiasi tipo. Gli avventori sono gli stessi dei concerti, delle feste di paese, della MotoGP e non è difficile trovare ogni volta un personaggio inatteso, mescolarsi tra motociclisti di tutti i giorni, accorsi per l’occasione. A San Marino non poteva mancare Alex De Angelis, uno dei maggiori esponenti del motociclismo di questa antica repubblica, per anni protagonista dei campionati mondiali. A gare preparate nei minimi dettagli, in cui nulla è abbozzato e moto e piloti si combinano in performance del cento per cento, si contrappone il rapporto amichevole che coinvolge i protagonisti di questo campionato che nelle ore libere passano il tempo mangiando insieme un piatto di spaghetti, un hamburger di salsiccia o fish and chips cucinato insieme a bordo strada. Il paddock del CIVS racconta molte storie e offre molti spunti non solo per chi ama il motociclismo e le corse, ma anche per chi vuole conoscere un motociclismo autentico, fatto di riti vecchi come il motore, che si rinnovano ogni settimana lungo le più tecniche salite del nostro paese.

Conclusioni.
Sono stati scritti testi, alcuni molto interessanti, sulla storia del motociclismo e la nascita delle competizioni, che raccontano molto bene come questo sport abbia avuto successo fin dalle primissime esperienze. Ma se dovessimo calarci oggi in un contesto a noi vicino, in cui respirare la stessa aria e vivere la stessa atmosfera di un secolo fa, il CIVS è l’unico campionato che con un’ottica attuale e moderna, ti fa rivivere l’emozione delle corse più pionieristiche. Il merito lo dobbiamo alla semplicità che sta alla base di queste gare e alla gestione che ne salvaguarda il senso, producendo cultura e divulgando una grande sensibilità tra spettatori e gli stessi partecipanti. Non per le prime pagine, non per i luccichii dei grandi eventi modani, ma per un culto che si tramanda di stagione in stagione, diventando sempre più indispensabile alla crescita del motociclismo in Italia, così come nel resto d’Europa, facendo saltare schemi e meccanismi spesso surreali, che rendono esclusivi contesti nati per essere alla portata di tutti. Se in questo senso il Campionato Velocità in Salita merita di essere raccontato, ancor di più merita di essere vissuto in prima persona. Lunga vita al CIVS.

TESTO DI ALEX RICCI